Partendo dalla definizione della malattia “in situ”, attingendo quindi alla propria formazione medico-scientifica, l’autore opera una introspezione, si analizza al punto di compiere una biopsia, più biopsie dei propri tessuti, del proprio animo, giungendo ad un esame istologico che individua “la poesia” come “malattia in situ” e di cui risulta essere un “portatore sano”. Essendo “in situ” non è visibile, ma sempre presente, in agguato , pronta a trarre nutrimento da ogni piccola esperienza da situazioni casuali, da incontri. Il passo successivo è quello della migrazione, della transumanza mediatica nel web, nel situ, dove il prefisso costituito dalla fatidica tripletta www, assume una valenza celebrativa : viva viva viva la poesia …giunta nella sua più appropriata collocazione, quella della comunicazione.

Per malattia in situ si intende una malattia maligna che si trova in una fase così iniziale da non aver ancora invaso i tessuti situati oltre la membrana basale, né quindi i vasi sanguigni, né i vasi linfatici. In tali condizioni è impossibile che la malattia si sia già diffusa nel resto dell'organismo (non è ancora, quindi, invasiva) ed è facilmente curabile.

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