"LA DIGNITA’ DELLA PAROLA SCRITTA"

(…)Jeromil rilesse molte volte di seguito la sua poesia ad alta voce, una voce melodiosa e patetica, e ne fu entusiasta. (…) Il giorno dopo chiese alla nonna di prestargli la macchina da scrivere; ricopiò la poesia su una carta speciale: era ancora più bella di quando l’aveva letta ad alta voce, perché adesso non era più una semplice successione di parole, ma era diventata una cosa; la sua autonomia era ancora più incontestabile; le parole ordinarie sono fatte per sparire appena vengono pronunciate, giacché servono solo al momento della comunicazione, sono assoggettate alle cose, sono solo la loro destinazione; ecco invece che ora quelle parole erano diventate loro stesse cose e non erano assoggettate a niente; erano destinate non al momento della comunicazione e a una rapida sparizione, bensì alla durata. (…) l’autonomia della poesia offriva a Jeromil uno splendido rifugio, la sognata possibilità di una seconda vita; la cosa gli piacque tanto che già il giorno dopo cercò di scrivere altri versi e a poco a poco si diede tutto a questa attività. (MILAN KUNDERA “ LA VITA E’ ALTROVE”)

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