La Porta
(stralci del racconto di un viaggio interiore
dove le porte hanno una serratura violabile
da un unico passepartout : il sogno)

Non passa giorno in cui non incontri la porta almeno due volte ; tra le migliaia di passi compiuti , quelli per attraversarla sono i più misurati , preceduti da una pausa di meditazione , in cui è ancora possibile un ravvedimento , un dietrofront …quando , non avendo ancora bussato o suonato , sono sulla soglia , in attesa che altrui mi voglia far entrare e , a quel punto , mi consenta di varcare quel confine posto a limitare una partizione , non solo del reale , ma dell’interiore , dell’intimo , del privato , del magico , dell’ignoto , dell’anima e di psiche , in una parola : dell’OLTRE …
Ma cosa c’è oltre ? Troverò luce oltre la porta o prevarrà l’oscuro ? La nostra vita si racchiude tra due attraversamenti di porte , con passaggi angusti , traumatici , sofferti , in cui siamo , in entrambi i casi , soli . Alla nascita passiamo dalle tenebre alla luce , eppure piangiamo una volta varcata la soglia ; alla morte passiamo dal noto all’ignoto , da una luce che conosciamo , al regno delle ombre e delle tenebre che paventiamo . Piangiamo prima del trapasso , e , curiosamente , una volta superata la soglia , viene sottolineata dagli astanti la nostra serenità espressiva : evidente segno che v’è luce oltre quella porta ? Su entrambe queste porte non campeggia alcuna scritta ; oltrepassarle è un’incognita , una nuova dimensione da esplorare , l’unica certezza è l’ineluttabilità del doverle varcare , in entrambi i casi , in posizione orizzontale , a sottolineare, il nostro essere disarmati , quando , per tutta la vita , aneliamo a presentarci ritti sulle soglie delle porte in cui c’imbattiamo , consapevoli e risoluti del passo che compiamo .Una volta oltrepassata, la porta può essere chiusa alle spalle o accostata , lasciando uno spiraglio , una possibilità di recuperare lo spazio , la dimensione precedente , permettendo alla luce , presente al di la , di seguirci oltre la soglia e , viceversa , all’oscurità ivi presente di venire mitigata dalla falce di luce proiettata da dove ci veniamo poi a trovare .
Lo stesso accade per l’aria capace di veicolare suoni e odori . Si crea , a porta socchiusa , una partizione nei due versanti , in cui sono presenti , tra loro mescolate , le caratteristiche di entrambi gli ambienti : è possibile un riesame che può generare ripensamenti .Nella chiusura totale ci si lascia tutto alle spalle . La porta è come la pagina di un libro , il diario , il racconto della nostra vita ; si passa al capitolo successivo , con nuovi personaggi , o con gli stessi personaggi protagonisti di nuove vicende . I retroscena passano in secondo piano , fanno parte di precedenti capitoli , la storia evolve , cresce , si arricchisce , si articola . La successione di porte chiuse è finita nell’indice , mentre , nella spalletta , la piega della sovra copertina , possiamo leggere una trama riassunta che ci appare come un loft , un openspace : le pareti divisorie sono scomparse e con esse le porte ; più la nostra visuale si espande nell’abbracciare la trama nella sua interezza , minori appaiono le sepimentazioni e viceversa , più ci addentriamo nel minuto dettaglio , nel frammento , e più numerose si ergono le barriere , le divisioni , i versanti , le contrapposizioni . Il pensare razionale , analitico , ci conduce dal generale al particolare, facendoci incontrare più porte . Il pensiero magico segue un percorso opposto, facendoci cogliere il nesso tra particolare e generale , tra finito ed infinito , tra il minuto tassello e la visione d’insieme del mosaico : ci fornisce le ali con cui volare al di sopra delle porte , incuranti del loro stato di chiusura od apertura . Se poi cambiamo il livello e scendiamo in cantina o saliamo in soffitta , ecco che , quell’unica e apparentemente insignificante porticina , può schiuderci un mondo di ricordi che attraversa le generazioni e ci fa compiere un itinerario archeologico, con le caratteristiche di una caccia al tesoro , dove le porte si sono via via assottigliate , acquisendo la consistenza di ragnatele polverose . Può trasformarsi in un viaggio poetico , introspettivo , dove ritroviamo tutte le porte lasciate precedentemente socchiuse , dove tentiamo di aprire anche quelle dai cui battenti non traspare più luce , la cui serratura non ammette il minimo gioco sui cardini e la toppa è obliterata da un frontalino cieco…Così mi capitò quando :
--- << …Discesi nelle cantine dell’animo , al fondo di antichi ipogei , buie catacombe ; percorsi ripide scale col susseguirsi incalzante dei gradini scoscesi , irti , sdrucciolevoli , bui , ingannevoli che il destino aveva disseminato lungo la nostra via . Varcai la legnosa porta serrata da un lucchetto ossidato , il battente vinse la leggera resistenza opposta dal fitto avvilupparsi di ragnatele attorno agli spigoli … Vagai nella penombra onirica passando in rassegna possibili indizi di sofferte passioni , vestigia celate di emozioni consumate , sotto l’influsso di pulsioni controllate , in circostanze spesso cercate , a volte subite , ormai nella mente sbiadite , spesso poco gradite , di dinieghi infarcite , di sviluppi negati , talora spolverate da soluzioni escogitate in extremis .
Proseguii con affanno il mio cammino con l’obiettivo ormai svelato di ricomporre dal passato , con intento ostinato , un reliquiario frammentato di essenze vitali capace di ricondurmi all’interno del Tuo sagrato da cui mi sentivo esautorato , con accesso definitivamente negato …>> ---
*** Talvolta il viaggio assume le caratteristiche dell’attraversamento di un labirinto . Incombe su di noi il mito ; le porte sono scomparse , ma solo in apparenza , perché , in realtà , esse si sono moltiplicate , divenendo invisibili : terminato un segmento del percorso ci imbattiamo in 2 , 3 , e , considerando il possibile dietrofront , anche 4 possibili varchi , di cui , uno soltanto , saprà condurci oltre la contingente difficoltà . Se poi consideriamo anche il terzo asse dello spazio , l’altezza, altre possibili vie di fuga si prospettano : quella dell’ascesa e , ad essa contrapposta , quella della discesa , per un cambio di livello che può spesso inquietarci . Oltre ogni soglia ci può apparire la stessa luce o la stessa ombra : qui si cela il trabocchetto ; in realtà la sola luce a cui aneliamo è quella posta al di la dell’ultima soglia , quella che ci condurrà all’uscita definitiva dal labirinto , fuori dal tunnel , alla meta agognata . Ma saremo allo stesso livello di partenza? Probabilmente no , perché , sia che ci si trovi ad un livello fisico superiore , che inferiore , avremo compiuto un percorso interiore , un cammino iniziatico che ci vedrà comunque trasformati , essendo avanzati nel sentiero della conoscenza .
***---<<…Procedo a tastoni , avendo ormai rinunciato ad approcci su base logica . I concetti di destra e sinistra , avanti e indietro , sopra e sotto , dentro e fuori ,appaiono confusi.
L’ultima mossa ispira la successiva , con una sola parcellare certezza : l’essere diversa dalla precedente e dalla successiva , ma con il costante , incombente dubbio , del dejàvù , del ripercorrere un circolo vizioso che , umiliando l’intelligenza , può condurre alla pazzia .Il percorso ha un inizio semplice e accattivante , quando , alle soglie dell’adolescenza ,ignari del prosieguo , prede della curiosità tipica dell’età , incuranti di tutto , lo imbocchiamo .Man mano che ci inoltriamo , ne scopriamo le insidie , i celati trabocchetti , le diramazionecieche , le cadute di livello .A nulla valsero le raccomandazioni ricevute da coloro che ci precedettero . Increduli abbiamo esplorato gli anfratti più reconditi , le anse più cieche ,le diramazioni più circonvolute , i cunicoli più angusti , delineando un percorso a gomitolo che le moderne psicologhe , prelevandolo direttamente dal mitico arcolaio delle parche , chiamano esperienza .Ma il travagliato percorso ci ha condotti ad una radura dominata da una quiete apparente : l’atmosfera è serena , luminosa , si scorgono giochi , angoli appartati per momenti di meditazione e di studio , al limitare della radura si intravedono, contornate da alte siepi di bosso , alcune vie di uscita .Nell’avvicinarsi cerchiamo di cogliervi qualche indizio , capace di orientarci nella prossima scelta . In nessun modo , per quanto ci si adoperi , riusciamo ad intravedere lo sbocco dei vari camminamenti. Ci par di cogliere solamente impressioni sonore in lontananza. Le più vicine hanno intonazioni gaie e scanzonate , che percepiamo per un raggio piuttosto breve , senza intuire un loro naturale affievolirsi , legato all’approfondirsi , al prolungarsi della distanza percorsa .
Poco oltre , un altro viottolo sembra assumere una inclinazione a salire e paiono giungere all’orecchio proteso mormorii ovattati, a tratti interrotti da striduli acuti , ben presto tacitati . Più in là ci appare un altro varco che sembra condurre ad un tramite inizialmente discendente , ben presto interrotto da balze e salite scoscesi , da cui si levano voci capaci di intonare minuetti , contraltari di concitati requiem .In questo passare in rassegna le numerose opzioni mi assale il dubbio , mi accorgo , di vivere un’esperienza onirica , tendo l’orecchio , nel tentativo di cogliere una voce amica , capace di condurmi a Te , che intuisco esistere in attesa in qualche spazio recondito al di là delle siepi , incarnazione di Arianna , e pronta a porgermi il bandolo di quel filo d’oro che rende autentico e prezioso il tessuto della mia vita .
Rivivo in sogno le mitologiche vicende di Ulisse , di Enea , di Teseo , di Orfeo , di Faust , del Petrarca e del Divin Poeta . Pavento un risveglio in cui non Ti scorgo accanto , mia Penelope , mia Nausicaa ,mia Arianna , mia Euridice , mia Beatrice…Mia Laura. >>---
*** Ho la sensazione d’esser desto , ma , in realtà il sogno continua ; mi guardo attorno , al posto delle pareti della mia stanza scorgo una successione ininterrotta di porte , persino una botola lassù in alto , sul soffitto : alcune sono completamente serrate , altre accostate , poche aperte a metà , dal bordo della botola pende una scaletta a pioli di corda ; attraverso alcune intravedo lo scorcio di un pavimento piastrellato ; una , in particolare, essendo bicolore , mi ricorda una scacchiera : << non vorrei trovarmi a giocare la mia sorte come nel film “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman !!!>>; in altre la luce mostra una pavimentazione uniforme , tirata a lucido come uno specchio : << potrei calcare i passi di Alice nel paese delle meraviglie !!!>>; in altre mi sembra di intravedere su di una moquette delle ombre in movimento , a tratti minacciose , deformi , grottesche : << pavento di calcare il set del film “Non aprite quella porta”!!!>>; dalla più angusta mi giunge una luce intensa che investe con una falce il fondo del mio letto , mi sembra di scorgere la tonalità verde di un prato su cui spicca il profilo di un fiore rosso, di numerosi fiori rossi , di papaveri a ravvivare, punteggiandola, una distesa di frumento mossa dal vento, a mimare il moto ondoso dell’oceano . La psiche pare indirizzarmi verso di essa , corroborata da una ventata di fresche fragranze che m’investe:la percezione è di pace e serenità; <<ahimè m’accorgo di trovarmi nel bel mezzo dei Campi Elisi ,vestendo i panni di Russell Crown ne “Il Gladiatore”!!!>>. Volgo in alto lo sguardo e percepisco una lama di luce discendere a sezionare la mia ombra; la botola mostra una sottile schiusa, trattenuta da un piccolo cuneo che ne impedisce la serrata . Un cono polveroso , o meglio una piramide sabbiosa, si proietta nella stanza e, mentre muovo alcuni passi, percepisco un curioso effetto ottico generato dal vetrino del mio orologio intercettato da un fascio di fotoni : si genera un baluginio sfavillante che si proietta nella compagine della siluette piramidale ; la fantasia ne subisce un’istantanea quanto magica fascinazione , subito tradotta in un’intuizione : dai gradoni di quel mausoleo funerario giungono segnali luminosi , richieste d’aiuto , flash perentori , moniti , imperativi …: << Ma certo ! Eccomi sul set di Indiana Jones , affondato nell’ipogeo di un sito archeologico , forse una antica cisterna destinata a serbatoio di acqua piovana per una città assetata dell’Asia Minore!!! >>. I basamenti del colonnato sono ricoperti d’acqua , fatico a discernere i contorni degli elementi sommersi tra i quali mi par di riconoscere le sembianze di una ninfa . Memore della tradizione mitologica , volgo lo sguardo alla volta evitando di posare i miei occhi su quei lineamenti , paventando il riconoscimento di Euridice o Medusa con le note possibili ripercussioni sul mio destino di mortale . Forse anziché in un ipogeo mi trovo direttamente nelle profondità dell’Ade e quelle non sono acque piovane reflue ma residui di copiose esondazioni dal fiume Lete . Forse sono realmente un’ombra in cerca della sua nuova dimensione ultraterrena . Forse quello spiraglio nella botola è l’ultima mia chance per un ritorno alla luce o , perlomeno , a quello che comunemente si intende per luce . In effetti se chiudo gli occhi e libero la mente dal pensiero contingente mi sento sospeso in una nuova entità luminosa , una luce che non genera ombre perché non conosce una sorgente , una luce ch’è totalizzante, ch’è permeante , ch’è avvolgente , una luce che costituisce l’unica vera dimensione senza principio ne fine , che non ammette le tenebre , non potendo essere negata ne spenta . Apro gli occhi ma l’acuità visiva mi difetta , stento a mettere a fuoco ciò che mi sta attorno ; l’aria s’è fatta pesante , il respiro diventa ansimante , procedo a tastoni , le mie braccia protese impattano un oggetto che da quel contatto acquisisce un moto oscillatorio , l’afferro saldamente arrestandone l’ultima escursione . Riconosco trattarsi della scaletta di corda penzolante dal ciglio della botola e , senza rendermene conto , ne intraprendo la salita divenendo, a mia volta, artefice di un moto basculante che si riduce mano a mano che l’ascesa progredisce . Giunto alla sommità mi adopero nel tentativo di spalancare la botola ma le mie mosse frettolose mi rendono maldestro provocando la caduta del cuneo e la conseguente chiusura del varco . Quel tonfo pesante, dalle tonalità metalliche, acuito dal cigolio del serramento sui cardini , rafforza d’intensità la confluenza delle correnti d’aria , genera un fragoroso vortice nella stanza : sbattono le porte , il turbine gonfia gli abiti appesi al servo muto , trasformandolo nello spaventapasseri capace di fugare quelle oniriche, volatili presenze . Mi risveglio di soprassalto , mi alzo , barcollo , la mia mano tentenna alla ricerca di un appiglio che si concretizza nella maniglia cromata della sola porta che individuo nella stanza, quella del bagno ; superatala , mi si para innanzi la barriera trasparente e scorrevole del box doccia : non vi sono più incognite , una volta entrato , il getto d’acqua fredda m’investe come un cono di luce operando la purificazione di tutte le scorie oniriche appiccicatesi strada facendo al mio corpo . Ne esco corroborato , pronto a varcare l’uscio di casa per affrontare il nuovo giorno , un nuovo ciak sul palcoscenico del film della mia vita , una nuova tappa del mio viaggio , in attesa d’imbattermi in nuove porte da poter aprire e indi varcare , da poter lasciar socchiuse , da poter , definitivamente, alle spalle serrare , senza rimpianti , auspicando che nessuna di esse debba mai essere sbattuta dopo l’apertura o sfondata nel caso continui a restare serrata … Consapevole altresì che dietro le quinte ve n’è una che conduce ai camerini dove potrò rifarmi il trucco , rifocillarmi, e che il palcoscenico possiede anch’esso un ipogeo alternativamente occupato dall’orchestra o da un valente suggeritore …
<< Chissà forse mi sarà richiesto un bis …!!!>>
Chiudo gli occhi , avverto una sensazione di leggerezza , poi di calore crescente …Il proiettore mi investe avvolgendomi col suo cono di luce . Dall’ipogeo del palcoscenico si levano le note della celebre romanza “Nessun dorma” , volgo l’orecchio al secondo cunicolo , quello del suggeritore , ma tutto tace , la postazione è deserta . Tuttavia, avverto chiara una voce affiorare fino alla soglia percettiva ; si comporta come il suggeritore, mi esorta e mi sostiene : viene da un altro ipogeo, quello interiore :<< ne ho consapevolezza , ho preso finalmente coscienza del mio ruolo , delle mie capacità , dei miei limiti , ho abbandonato il ruolo di comparsa assumendo finalmente quello di protagonista >>. Il fragore degli applausi si spande ovunque fin oltre il foyer e sovrasta il fruscio che accompagna la chiusura del sipario ; per un istante la penombra cala sul palcoscenico facendomi paventare l’oblio ,<< ma quella non è una porta , non ha serrature ne battenti! >>; ne scosto i lembi , faccio capolino, il fragore degli applausi riprende , torna il chiarore , sono le luci della ribalta ; posso aprire gli occhi : << …il sogno coincide con la realtà , i dejàvù ci sono davvero , non mi spaventano più , li ho esorcizzati , sono diventati dei bis! >>. All’esterno è un brulicare di vita , di relazioni umane , di comunicazioni ; mi sposto da un quartiere all’altro , sono cittadino di una metropoli : superficie e sottosuolo interagiscono sempre più , una mappa degli ipogei è consultabile in ogni stazione , presso le edicole , stampigliata sui muri delle strade , nelle bacheche sparse per la città . <<Anche oggi per raggiungerTi al capo opposto della città mi è più congeniale scendere nell’ipogeo , salire sul metrò e , in pochi istanti riguadagnare la superficie , la luce , dove, en plein aire , trovo Te , il mio amore ad attendermi per rinnovare un abbraccio che suggella un patto da vivere , quotidianamente, alla luce del sole !!! >>.

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