We serve
(una mano tesa verso gli altri … brandendo una penna.
Ovvero una singolare passeggiata per le vie di Torino)

Gabriele, addetto alle pubbliche relazioni in una casa editrice, uscì dal suo ufficio per una breve passeggiata: voleva sgranchirsi le gambe e approfittare della bella giornata per godere dei primi raggi di sole di una primavera ormai alle porte. Immerso nei suoi pensieri non si accorse di inciampare in una scatola di cartone aperta sovrastata da un cartello che riportava la scritta : <<Mi chiamo Paolo, sono cieco e disoccupato! Aiutatemi! >>
A quel punto notò un uomo accovacciato nella rientranza di un portone che portava occhiali scuri. I pochi spiccioli sparsi sul fondo del grigio cartone evocavano l’immagine di sparuti fagioli e tocchetti di verdura alla deriva nella brodaglia servita alla mensa dei poveri. Impietosito recuperò il resto del giornale appena acquistato: le poche monetine che caddero dalla sua mano produssero un tintinnio a cui seguì un << grazie >> soffocato.
Gabriele si soffermò silenzioso rileggendo più volte il cartello quando sentì affiorare un’intuizione imperativa che lo spinse a modificare quella scritta: prelevò con discrezione il cartello, lo girò, vi impresse il suo pensiero e lo ricollocò nella posizione originaria avendo cura di non farsi scoprire.
Dopo aver sorseggiato il solito caffè macchiato nel bar dell’angolo, Gabriele prolungò la sua passeggiata nella direzione dell’isola pedonale al centro città.
Costeggiando due panchine gemelle, richiamo di gentile simmetria per il piccolo giardino pubblico incastonato in quello scorcio di barocco sabaudo, intravide un cumulo informe occupare una rientranza della cinta muraria chiusa in alto da un grazioso poggiolo. Generose propaggini cascanti del suo rampicante si prodigavano a impreziosire quel simulacro absidale così allestito.
Gabriele accostandosi vide un pagliericcio assemblato miseramente con stracci e coperte di recupero, un cartello a far da scendiletto, una ciotola sbreccata a raccogliere miserrime offerte presagio di un improbabile pasto .
Il cartello descriveva con un frasario minimalista una condizione di vita ormai priva delle più elementari certezze .

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